Cos’è il turismo sportivo?
La prima pubblicazione scientifica in materia di turismo sportivo risale al 1983 con il “Journal of Sports Tourism”.
Qualche anno più tardi, sulla stessa rivista, Charles Pigeassou definisce questo fenomeno come fenomeno autonomo derivante dal legame tra destinazione e attività.
In particolare spostamento, destinazione e tipologia di soggiorno devono essere subordinati all’esperienza sportiva e, quest’ultima, deve essere pianificata ed intenzionale, non casuale: non si parla di turismo sportivo nel caso in cui, ad esempio, si trova un campo di pallavolo vicino alla spieggia e si decide di fare una partita per passare il pomeriggio.
A questo proposito è bene fare una distinzione tra vacanza sportiva e sport in vacanza: la vacanza sportiva ( o sport activity holidays) ha come motivazione centrale del viaggio proprio la pratica sportiva. Nel caso di sport in vacanza (holiday sport activities), invece, lo sport è un’attività collaterale, sia che sia pianificata o casuale.

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Come si classificano i turisti sportivi?

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Il tema del turismo sportivo abbraccia diverse categorie di viaggiatori e non solo sportivi: la prima classificazione, nonché la più comune, è quella che distingue i turisti sportivi attivi dai turisti sportivi passivi.
Alla prima categoria appartengono gli atleti professionisti che si spostano per partecipare a grandi competizioni come Olimpiadi o Campionati del Mondo, atleti amatoriali, che viaggiano per partecipare a gare o per apprendere un nuovo sport, e sport-turisti , cioè coloro che praticano sport solo in vacanza, come chi fa trekking unicamente durante le settimane che trascorre in montagna ad Agosto.
È bene evidenziare che la fetta più grande del target interessato al turismo sportivo è costituito da atleti non agonisti!
Vi sono poi i turisti sportivi passivi, cioè quelli che si spostano per assistere alle gare o accompagnare gli atleti (si pensi alle famiglie che accompagnano i figli in trasferta), che possono far parte del pubblico in competizioni professionistiche o amatoriali, ma possono essere anche allenatori, dirigenti
FSN o di società sportive.
Un’altra classificazione che ritengo molto interessante è quella adottata dall’ ISTEI – Università degli Studi Milano Bicocca che distingue tre categorie di turismo sportivo:
Loisir, praticato da atleti amatoriali;
Business, riguarda tutti coloro che fanno dello sport una fonte di guadagno, che siano atleti professionisti, organizzatori di eventi o qualsiasi altra figura che lavora nel mondo dello sport;
Spettacolo, a questo gruppo appartengono tutti coloro che si spostano per seguire dal vivo un evento sportivo.

Quali sono i benefici del Turismo Sportivo sulla salute?

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Nell’ultimo decennio, secondo quanto riporta una ricerca della Rome Business School, la spesa pubblica per lo sport è aumentata del 3% annuo, pur rimanendo al di sotto della media europea e di gran lunga sotto la Francia prima in classifica: solo 4,7 miliardi di euro, contro i 13,7 miliardi dei nostri vicini.
Questa, se pur lenta, crescita ha influenzato notevolmente anche il mondo del turismo sportivo che ha avuto un enorme incremento, compresi viaggi di gruppo, eventi ed attività come maratone, sport acquatici, trekking e sport invernali.
Infatti, al contrario di chi concepisce le vacanze come puro relax, sempre più persone scelgono di dedicare le settimane di ferie alle proprie passioni, conciliando luoghi da visitare con ore di sport e movimento, possibilmente immersi nella natura.
Stando alla definizione basata sui correnti standard movimento forniti dall’OMS, tra gli adulti residenti in Italia, nel biennio 2022-2023, solo il 48% della popolazione rientra nei “fisicamente attivi”, i “parzialmente attivi” sono il 24% e i “sedentari” ben il 28%.
Infatti, pur vantando numerosi campioni olimpici in varie discipline, l’Italia si classifica al 4° posto fra i paesi OCSE per livello di popolazione adulta sedentaria.
Questo significa che incrementare il movimento durante le vacanze potrebbe migliorare salute fisica e mentale, soprattutto, di coloro che durante l’anno non praticano sport a causa di mancanza di voglia o perché impegnati molte ore in lavori sedentari.
Per moltissime persone lo sport è una vera e propria passione, che trova posto nella vita quotidiana a “qualsiasi costo”, passione alla quale non si vuole rinunciare (anzi, la si vuole privilegiare) in ferie, mentre per altri l’attività fisica rappresenta qualcosa di incredibilmente noioso e faticoso, ma necessario alla salute: “Mens sana in corpore sano” affermava Giovenale, sottolineando quanto l’esercizio fisico fosse condizione indispensabile per l’efficienza delle facoltà spirituali.

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Quali sono le novità mosse dal Turismo Sportivo?

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Praticare sport fuori dalla routine, in un clima rilassato, lontano dallo stress, in luoghi suggestivi, magari esotici, guidati da appassionati, potrebbe essere la chiave per accendere l’amore per l’attività fisica anche in coloro che non la praticano abitualmente… dopo tutto è proprio la curiosità a portare scoperte interessanti!
Per rispondere alle esigenze di questi “nuovi turisti”, sempre più tour operator hanno deciso di ampliare il loro catalogo con viaggi tematici legati a percorsi escursionistici insoliti ed «avventurosi» o proponendo vere e proprie settimane immersive di attività specifiche (yoga, surf, motocross, arti marziali, ecc…) in luoghi legati alle stesse come India, Canarie, Senegal, Vietnam, ecc…
C’è anche chi non aspetta le ferie, ma approfitta dei week end per immergersi nella natura e praticare sport in luoghi più facilmente raggiungibili, ma comunque lontani dal caos delle grandi città.
Il Turismo Sportivo vuole essere sostenibile?

All’ultimo gruppo descritto appartengono ad esempio alpinisti, ciclisti e sciatori, amatoriali o professionisti, i quali (per ovvie regioni) prestano particolare attenzione al territorio e alla sua salvaguardia.
Si intreccia così il tema della sostenibilità ambientale, economica e culturale con la pratica del turismo sportivo: le risorse ambientali, come anche quelle artistiche e storiche, non sono producibili e un ambiente degradato non può avere valore turistico.
Emblematica risulta essere a questo proposito la citazione di Henry Miller
“la destinazione di un viaggio non è mai una località, ma piuttosto un modo di vedere le cose”.
Estratto dalla mia tesi di laurea:
“TURISMO SPORTIVO SOSTENIBILE – Coniugare passione e responsabilità ambientale”, Elianna Calderara 28/01/2025


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