
Sabato 15 marzo 2025 ho avuto l’opportunità di frequentare un workshop (anzi 2!) di Sheila Verdi, tenutosi presso la palestra Lottatori Milano di Pessano con Bornago.
Da sempre la considero una delle migliori atlete e performer italiane e non solo, ma conoscerla di persona mi ha dato la possibilità di comprendere quale sia il suo metodo di lavoro e soprattutto il suo modo di approcciarsi al pubblico.
La palestra, che offre una sala per l’acrobatica aerea piuttosto piccola e con cerchi molto bassi rispetto a quelli su cui mi alleno regolarmente, si è prestata al meglio per queste lezioni. In particolare ho seguito la lezione di Aereal Hoop e Contortion.
Aerial Hoop
La prima lezione a cui ho preso parte è stata, per l’appunto, quella di cerchio aereo, tenutesi in una stanza con 5 cerchi, come accennato prima, piuttosto bassi, caratteristica che ha leggermente complicato l’entrata in alcune figure e lo spin, ma senza troppi problemi siamo riuscite tutte ad adattarci.
Sheila si è mostrata fin da subito super carina e disponibile, una persona estremamente alla mano nonostante le sue grandi abilità e il nome conosciuto da chiunque frequenti o si approcci a queste discipline. Competente, come già immaginavo fosse, ma anche paziente e attenta a tutte le sue allieve, a partire dalla capacità di memorizzare subito i nostri nomi! Può sembrare una banalità, ma quando ci si approccia all’insegnamento far sì che gli alunni si sentano riconosciuti è molto importante e segno d’attenzione verso la singola persona.
Per quanto riguarda in concreto la lezione di cerchio, quello che posso dire è che è stata sicuramente molto formativa, forse un po’ complicata a causa del il mio modo di approcciarmi all’attrezzo: mi definisco (e le mie insegnati lo confermano), molto brava nelle figure, piuttosto abile a livello tecnico, tant’è che spesso nelle coreografie propongo un susseguirsi di figure molto complicate con pochissime transazioni, e anche con un buon livello di flessibilità (certo non paragonabile al suo, ma comunque un buon livello, soprattutto per una che ha iniziato a 29 anni!). Quello che mi ha messo in difficoltà sono stati quindi i miei punti deboli: mi ritengo estremamente scoordinata, poco aggraziata ed una volta salita sull’attrezzo faccio fatica a capire da che parte girarmi (e non addentriamoci nell’argomento destra/sinistra). Per questo motivo quando la coreografia richiede molte transazioni, molti passaggi e rotazioni intorno al cerchio mi perdo completamente.
So che sono dei punti su cui devo lavorare ed infatti rispetto a come avrei reagito tempo fa non ho sofferto neanche particolarmente il fatto di non aver concluso come avrei voluto sequenza. Non nego che mi sarebbe piaciuto portarmi a casa qualcosina di più, ma, come già detto, non posso imputare questo risultato a mancanza d’attenzione o al suo metodo di insegnamento, ma solo ed esclusivamente ai miei punti deboli.
La coreografia proposta è stata una coreografia che posso definire “completa”, nel senso che ci ha permesso di lavorare su tutti i livelli del cerchio: sotto, all’interno, sopra e all’interno della spanset, cosa che più di tutti mi ha messo in difficoltà (chi mi conosce sa benissimo che fino a qualche tempo fa io della spanset non volevo nemmeno sentire parlare!).
Anche il riscaldamento è stato interessante e mirato: ha lavorato su tutte le articolazioni e, ovviamente, su quella parte di flessibilità che saremmo poi andati ad applicare all’interno della coreografia.
Questa lezione è durata circa un’ora e mezza. Dico circa perché, in realtà, ci siamo un pochino dilungate: per permettere a tutte di completare al meglio la coreografia da lei proposta si è soffermata qualche minuto in più.
Contortion
Terminata la lezione di cerchio ci siamo trasferiti al piano sotto, dove si svolgono generalmente le lezioni di arti marziali e combact. In questo ambiente molto più largo e con pavimento ammortizzato, abbiamo iniziato la lezione di contortion.
Prima di descrivere lo svolgimento di questo secondo workshop, posso dirvi che per i giorni successivi, nonostante mi alleni abitualmente 5 volte a settimana, ho avuto dolori a muscoli dei quali nemmeno sapevo l’esistenza!
È stato un allenamento total body svoltosi utilizzando 2/4 yoga block e una loop band o elastico di media intensità, a testa.
L’allenamento è iniziato con una serie di esercizi di potenziamento mirati ai distretti muscolari coinvolti nelle figure di flessibilità. Abbiamo lavorato sia sulle gambe, con esercizi propedeutici a spaccata frontale e sagittale, per poi spostarci sulla schiena, in primo luogo le spalle e per poi scendere verso la parte lombare.
Il lavoro svolto è stato estremamente completo e soddisfacente gli elastici sono stati utilizzati al meglio sia nella parte di potenziamento che per agevolare alcuni movimenti: ad esempio, abbiamo provato un affondo con la gamba posteriore piegata, nella quale abbiamo fatto passare una parte di elastico e l’altra parte attaccata alla spalla. Una volta posizionati in questo modo abbiamo iniziato a scendere e ad allungarci verso avanti ed il basso col busto, con l’obiettivo di arrivare con la testa a terra e portare il piede a toccare il gluteo (cosa che chiaramente non sono riuscita a fare).
La cosa più interessante è stata lavorare sulle transazioni finali. Infatti una volta completata tutta la fase di riscaldamento e potenziamento propedeutica alla flessibilità richiesta dagli esercizi, abbiamo iniziato una piccola (nemmeno troppo piccola…) sequenza: inizialmente ci siamo posizionati in spaccata sagittale e piegato la gamba posteriore (per coloro che non sono stati in grado di arrivare in spaccata sono state date diverse varianti, come, ad esempio, la posizione del piccione), una volta posizionati abbiamo portato il piede fin sotto l’ascella e bloccare lì la gamba.
Il passaggio successivo è stato afferrarla e far sì che il braccio passasse sotto di essa, portando quindi la gamba a toccare la testa con la rotazione completa del braccio. Ha, poi, fatto in modo di farci abbassare il busto verso l’interno, fino a sdraiarci su di un fianco, tenendo ben salto il piede che avevamo già in mano e, una volta appoggiate al pavimento, riuscire ad afferrare anche l’altro piede, rimanendo sul fianco nella posizione del cestino, cercando, successivamente, di portare i piedi oltre la testa.
In pochi sono poi passati al passaggio successivo. Posso dire di esserci riuscita, qualcuna meglio di me, ma considerando che le altre ragazze che hanno completato la sequenza avevano tutte almeno 10 anni in meno mi ritengo molto molto soddisfatta!: attraverso una spinta del busto, del piede e delle braccia (e un aiutino dal pubblico) ci siamo spostate chest stand con entrambe le mani davanti al viso ed i piedi oltre la testa.
È la prima volta che ho eseguito la chest stand in questo modo, tutte le volte precedenti sono partita a pancia in giù, con due yoga block sotto le spalle e dandomi lo slancio per portare i piedi davanti alla testa e mantenendo le braccia lungo il busto.
Posso dire non essere stato facile, tanto che ad un certo punto non riuscivo nemmeno più a tenere la posizione e ho iniziato a sbilanciarmi portando la pancia verso il basso e mani e piedi verso l’alto come un vero e proprio cestino.
Nonostante questa riuscita parziale sono stata molto contenta del risultato ottenuto e spero di poterlo riprovare al più presto a casa! Non sarà facile, soprattutto perché non ho un materasso abbastanza grande da ricoprire tutta la superficie della stanza in cui mi alleno e so già che qualche colpo sul marmo lo tirerò.
È stata un’esperienza che spero di ripetere al più presto! Ritengo mi possa insegnare molto e questo, ribadisco, mi fa comprendere anche una maturazione personale che ho ottenuto negli ultimi tempi. Fino a non molto tempo fa non portarmi a casa il massimo del risultato mi avrebbe completamente distrutto e demotivata, ora invece mi rendo conto che c’è sicuramente tanto su cui lavorare ed è ciò che voglio fare!
Spero di trovare al più presto un altro workshop di Sheila o di altre persone competenti quanto lei, per continuare a formarmi ed allenarmi cercando di superare i miei limiti, dovuti, in gran parte, al fatto di avere iniziato una disciplina di questo tipo molto tardi con l’età: sappiamo tutti che sarà difficile nonostante l’impegno, la dedizione e la passione poter raggiungere i risultati di chi si è approcciato a ritmica ginnastica o direttamente alla acrobatica aerea in età molto più giovane.
Con questo non voglio assolutamente dire che arrivati ad una certa età ci si debba dare per spacciati (no mai!), ma che ci sono sicuramente dei limiti o comunque delle difficoltà maggiori. Senza l’impegno impiegato, le ore trascorse ad allenarmi e i corsi fatti, non sarei mai arrivata a livello a cui sono oggi: ho una flessibilità sicuramente superiore alla media, so che per molti l’idea di portarsi un piede alla testa sia impossibile ed io ormai lo faccio senza problemi, ad esempio. Il mio problema rimane farlo in piedi ed in equilibrio, infatti oltre ad essere estremamente scoordinata, come accennato precedente, ho anche grossi problemi di equilibrio!
Ma è una passione, mi fa stare bene, mi gratifica e continuerò ad allenarmi e migliorare.
Magari il prossimo workshop lo troverò più lontano da casa, così da poter abbinare un bel weekend fuori porta a lezioni intensive delle attività che amo…


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